Alta Sensibilità e Trauma Complesso: come si intrecciano?

Ti è mai capitato di sentirti dire che sei “troppo sensibile”? O forse hai passato gran parte della tua vita sentendoti come se fossi nato senza pelle, assorbendo le emozioni altrui e sentendoti sopraffatto da luci, suoni o situazioni caotiche che gli altri sembrano ignorare. Per anni, potresti aver pensato che questa fosse semplicemente la tua natura. E in parte, è molto probabile che lo sia.

Tuttavia, per molte persone, questa sensibilità estrema non è solo un tratto caratteriale innato, ma si intreccia profondamente con esperienze dolorose del passato. Quando un bambino sensibile cresce in un ambiente che non lo accoglie, o peggio, in un ambiente traumatico, la linea di confine tra chi siamo e cosa ci è successo diventa sfumata.

In questo articolo esploreremo il delicato e complesso legame tra l’essere una Persona Altamente Sensibile (HSP) e il Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (CPTSD). Cercheremo di capire come questi due mondi si sovrappongono, come distinguerli e, soprattutto, come intraprendere un percorso di guarigione che rispetti la delicatezza del tuo sistema nervoso.

Alta Sensibilità (HSP) e CPTSD: Facciamo chiarezza

Prima di analizzare come questi due aspetti interagiscano, è fondamentale definirli chiaramente. Spesso vengono confusi perché, dall’esterno, i comportamenti possono sembrare identici: ritiro sociale, reattività emotiva, bisogno di controllo. Ma le radici sono diverse.

Che cos’è l’Alta Sensibilità (HSP)?

L’Alta Sensibilità, o Sensibilità all’Elaborazione Sensoriale (SPS), non è un disturbo. È un tratto della personalità innato, identificato dalla psicologa Elaine Aron negli anni ’90. Si stima che circa il 20-30% della popolazione possieda questo tratto.

Il cervello di una persona altamente sensibile funziona in modo diverso:

  • Profondità di elaborazione: Rifletti a lungo e intensamente sulle informazioni.
  • Sovrastimolazione: Ti stanchi più facilmente perché il tuo sistema nervoso assorbe più dati (sensoriali ed emotivi) rispetto alla media.
  • Reattività emotiva ed empatia: Senti le emozioni (tue e altrui) con un’intensità maggiore.
  • Sensibilità alle sottigliezze: Noti dettagli che agli altri sfuggono, come un leggero cambiamento nel tono di voce di un amico o un odore appena percettibile.

Essere HSP è come avere un’antenna radio molto potente: capta segnali che altri non sentono. In un ambiente favorevole, questo è un dono straordinario.

Che cos’è il Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (CPTSD)?

Il CPTSD è una condizione che si sviluppa in risposta a traumi prolungati e ripetuti, spesso di natura interpersonale, dai quali la vittima ha percepito di non poter fuggire (come abusi infantili, negligenza emotiva grave o violenza domestica).

A differenza del PTSD classico, che è spesso legato a un singolo evento, il CPTSD colpisce la struttura stessa della personalità. Secondo l’ICD-11 (la classificazione internazionale delle malattie), il CPTSD include i sintomi del PTSD (come flashback ed evitamento) più tre aree di “Disturbo dell’Auto-Organizzazione”:

  1. Disregolazione affettiva: Difficoltà estrema a calmarsi o a gestire le emozioni intense.
  2. Concetto di sé negativo: Sentimenti cronici di vergogna, colpa e la convinzione profonda di essere “sbagliati” o “danneggiati”.
  3. Difficoltà relazionali: Problemi persistenti nel sentirsi vicini agli altri o nel mantenere relazioni stabili.

Il CPTSD non è come sei nato; è una ferita causata da ciò che hai vissuto.

L’intersezione: Quando il tratto incontra il trauma

Perché è così difficile distinguere un HSP da chi soffre di CPTSD? E perché così tante persone sensibili sembrano avere una storia di trauma?

La risposta risiede in quello che gli scienziati chiamano “suscettibilità differenziale”. Immagina due fiori: un dente di leone e un’orchidea. Il dente di leone (la maggior parte delle persone) può crescere quasi ovunque, anche in condizioni difficili, e se la caverà abbastanza bene. L’orchidea (la persona HSP), invece, è estremamente sensibile all’ambiente. Se l’orchidea viene trascurata o maltrattata, appassirà molto più rapidamente e gravemente del dente di leone. Ma se viene curata con amore, fiorirà in modo spettacolare, superando persino il dente di leone.

Questo significa che un bambino altamente sensibile che cresce in una famiglia caotica, critica o negligente ha molte più probabilità di sviluppare il CPTSD rispetto a un fratello meno sensibile. Il sistema nervoso dell’HSP, progettato per captare ogni segnale, in un ambiente tossico capta costantemente pericolo, rifiuto e instabilità.

Sovrapposizioni comuni

  • Ipervigilanza: Un HSP nota i dettagli per natura. Chi ha il CPTSD scansiona l’ambiente in cerca di minacce per sopravvivenza. Il risultato esteriore è lo stesso: un’attenzione estrema a ciò che accade intorno.
  • Evitamento: Un HSP può evitare le folle per prevenire la sovrastimolazione. Chi ha il CPTSD può evitarle per paura di trigger o attacchi di panico.
  • Emozioni intense: Entrambi sperimentano picchi emotivi elevati, ma nel CPTSD questi sono spesso seguiti da crolli, dissociazione o vergogna tossica.

Il Sistema Nervoso: Iperattivazione e la risposta “Fawn”

Per comprendere a fondo come guarire, dobbiamo guardare al nostro “motore”: il sistema nervoso autonomo.

Sia negli individui HSP che in chi soffre di CPTSD, la “finestra di tolleranza” (quella zona ottimale in cui riusciamo a gestire le emozioni senza esplodere o spegnerci) tende a essere più ristretta o fragile. Basta poco per finire in iperarousal (ansia, agitazione, rabbia) o ipoarousal (numbness, disconnessione, depressione).

Il ruolo del “Fawn” (Compiacere)

Una delle reazioni al trauma più comuni nelle persone altamente sensibili è la risposta “Fawn” (adulare/compiacere), teorizzata dal terapeuta Pete Walker.
Di fronte a un pericolo (come un genitore arrabbiato), il nostro istinto può scegliere di combattere (Fight), scappare (Flight) o congelarsi (Freeze). Ma per un bambino sensibile ed empatico, che percepisce acutamente i bisogni dell’altro, la strategia migliore è spesso il Fawn: diventare estremamente accomodante, utile e “buono” per evitare il conflitto e guadagnarsi un briciolo di sicurezza.

Il bambino HSP impara a fondersi con i bisogni del genitore, sacrificando i propri. Da adulto, questo si traduce in codipendenza, incapacità di dire di no e una tendenza a “leggere nella mente” degli altri per prevenire il loro disappunto. Se sei un HSP con CPTSD, è probabile che tu sia maestro nel prenderti cura degli altri, ma che ti senta perso quando si tratta di proteggere te stesso.

Sfide Diagnostiche: È la mia natura o è una risposta adattiva?

Come capire, quindi, se sei “solo” HSP o se c’è del lavoro da fare sul trauma? Ecco alcune domande guida per orientarsi, tenendo presente che le due cose possono coesistere:

  1. La sensazione di base: L’HSP, in un ambiente calmo e sicuro, prova un senso di pace e contentezza. Chi ha il CPTSD, anche in un ambiente sicuro, spesso sente un’ansia di fondo, un’attesa della catastrofe o un senso di vuoto.
  2. L’autostima: L’Alta Sensibilità di per sé non intacca l’autostima. Il CPTSD porta con sé la “vergogna tossica”, quella voce interiore che dice: “Non vado bene, sono difettoso”.
  3. Il recupero: Dopo una giornata intensa, un HSP ha bisogno di riposo e poi torna in equilibrio. Per chi ha il CPTSD, lo stress può innescare giorni o settimane di derealizzazione, incubi o flashback emotivi.

È fondamentale non patologizzare l’alta sensibilità. Essere sensibili non è una malattia da curare. Il CPTSD, invece, è una sofferenza che merita di essere alleviata.

Strategie di Guarigione e Self-Care

Guarire dal trauma complesso quando si è altamente sensibili richiede un approccio delicato. Le terapie d’urto o eccessivamente cognitive possono talvolta risultare invalidanti o inefficaci se il sistema nervoso è costantemente in allarme.

Ecco alcune strategie e approcci terapeutici particolarmente indicati.

1. Neurofeedback: Regolare le onde cerebrali

Per un cervello che è rimasto in stato di allerta per decenni, “parlare” del trauma non è sempre sufficiente. Il trauma risiede nelle parti più antiche del cervello, dove la parola non arriva.
Il Neurofeedback è una tecnica non invasiva che insegna al cervello a autoregolarsi. Attraverso il monitoraggio delle onde cerebrali in tempo reale (spesso visualizzate come un videogioco o un video), il cervello riceve un feedback quando produce onde associate alla calma e alla stabilità.
Numerosi studi e meta-analisi hanno mostrato l’efficacia del neurofeedback nel ridurre i sintomi del PTSD, migliorando la capacità di rilassamento e riducendo l’ipervigilanza senza dover necessariamente rivivere i ricordi dolorosi. Per un HSP, questo approccio “dolce” è spesso molto ben tollerato.

2. EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

L’EMDR è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come trattamento d’elezione per i disturbi legati al trauma. Questa terapia utilizza la stimolazione bilaterale (movimenti oculari, ma anche tapping o suoni alternati) per aiutare il cervello a processare i ricordi traumatici che sono rimasti “congelati”.
Per un HSP, l’EMDR può essere estremamente potente. Permette di scaricare il peso emotivo di eventi passati, rendendo i ricordi meno vividi e dolorosi. È importante, tuttavia, che il terapeuta sappia calibrare l’intensità della seduta sulla sensibilità del paziente, per evitare di sovraccaricare il sistema.

3. Rispettare la fisiologia HSP

Oltre alla terapia, la guarigione passa per lo stile di vita.

  • Dieta sensoriale: Impara a riconoscere quando sei sovrastimolato e concediti il silenzio, il buio o la natura come se fossero medicine.
  • Confini energetici: Se hai tendenze “Fawn”, impara a dire piccoli “no”. Inizia con cose insignificanti. Riconoscere che hai diritto di occupare spazio è un atto rivoluzionario.
  • Validazione: Smetti di cercare di essere “meno sensibile”. La tua sensibilità è stata la tua difesa durante il trauma (ti ha permesso di anticipare i pericoli), e ora può diventare la tua bussola per la gioia.

Verso un’integrazione compassionevole

Scoprire di avere sia l’Alta Sensibilità che il CPTSD può sembrare una diagnosi pesante, ma in realtà è una mappa per la libertà. Ti permette di separare ciò che sei (una persona profonda, empatica, attenta) da ciò che ti è successo (la paura, la vergogna, l’ipervigilanza).

Non sei “rotto”. Il tuo sistema nervoso ha fatto un lavoro incredibile per proteggerti in circostanze difficili, usando la tua sensibilità come un superpotere di sopravvivenza. Ora, l’obiettivo non è diventare insensibili, ma far sì che quella sensibilità non sia più al servizio della paura, bensì della tua fioritura.

Con le giuste terapie, come il neurofeedback e l’EMDR, e con una profonda compassione verso te stesso, puoi allargare quella finestra di tolleranza. Puoi arrivare a un punto in cui senti ancora tutto profondamente, ma senza esserne distrutto. E in quello spazio sicuro, la tua sensibilità tornerà a essere il dono che è sempre stata destinata a essere.

Contattami Oggi Per Prenotare una Prima Seduta Approfondita Dedicata a Te e al tuo Benessere!